In vetrina...

In primo piano

La Diocesi

La Curia

Uffici Pastorali

Enti vari

In primo piano

DIVENTARE DIACONO

Nino Mana apre la strada a questo ministero finore assente nella nostra diocesi
Una complicata e bellissima avventura

Nella stessa giornata in cui si inaugura il Duomo dopo i nuovi lavori, viene ordinato Nino Mana, il primo diacono sposato della nostra diocesi. Un evento ricco di significato che mostra in modo straordinario il legame profondo tra chiesa di mattoni e chiesa di persone.
Stefano, ma da sempre chiamato “Nino”, ha 65 anni e abita a Maddalene. Sposato con Elsa Morra da 37 anni, ha due figli, Davide e Chiara, sposati con Silvia e Ivan e 3 nipotini. Rappresentante nel settore siderurgico, è in pensione da alcuni anni.
Sul diaconato permanente abbiamo già pubblicato alcune riflessioni nei numeri scorsi. Diamo perciò senza indugio la parola a chi, sabato alle 20, riceverà l’ordinazione per le mani del vescovo.


Nino, nella nostra diocesi sei il primo a diventare diacono sposato: non senti tremare un po’ le gambe?
Non penso che il problema sia nell’essere primo o secondo o terzo, il vero problema è esserne degno, essere preparato a questo ministero ecclesiale e svolgerlo con dignità, con competenza, dando corpo ad una figura che è totalmente nuova. Quando ci si avvicina ad un passo così importante ci si sente indegni, emergono, prima di ogni altra cosa, le proprie povertà, l’inadeguatezza, i limiti. È per questo motivo che mi stanno tremando le ginocchia. Voglio fare un coraggioso atto di fede nell’amore misericordioso di Dio, che colmi tutte le mie fragilità e voglia servirsi di me, nonostante tutto, per svolgere il ministero diaconale a servizio di questa chiesa. Il fatto poi di essere il primo lo vedo come una responsabilità grande. Nel bene o nel male si traccia un sentiero che potrebbe condizionare le relazioni tra diaconi e sacerdoti, tra diaconi e laici, ma anche stimolare o scoraggiare altre persone ad intraprendere questa strada.


Come è maturata questa scelta?
Come membro del Consiglio Pastorale diocesano ho letto la lettera pastorale dedicata al diaconato permanente scritta dal vescovo nel 2006. L’ho trovata molto bella, ma personalmente mi sentivo estraneo a questo discorso. Non mi riguardava. A fine 2006 sono stato invitato a fare un discernimento interiore sulla possibilità di entrare a far parte degli aspiranti al diaconato. “Niente di impegnativo. Vieni e vedi se la cosa ti può interessare”. Ho incominciato ad approfondire questo argomento con un sufficiente distacco, persino con un po’ di riluttanza. Poi mi sono detto: “Prima di rinunciare vorrei capire di che si tratta”. Piano piano ho approfondito il ministero diaconale. Ho capito che era una dimensione diversa dalle varie attività che già svolgevo come volontario per la mia chiesa. Il diaconato non è un servizio occasionale fondato sull’“oggi mi sento”, ma è un ministero “ordinato”. Come tale richiede, oltre alla gratuità, una disponibilità totale e a tempo indeterminato. Ho letto per innumerevoli volte il testo costitutivo del diaconato, il capitolo 6 degli Atti degli Apostoli: “Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico…”. Mi sono detto: “Anche oggi gli apostoli sono occupati in molti servizi a discapito dell’annuncio del Vangelo e della vita di preghiera. Questi servizi, anche se importanti, li potrebbero svolgere altre persone”. Questa è stata la molla che ha stimolato questa mia scelta.


Come ti sei “preparato” a questa avventura?
Ho iniziato un periodo di formazione specifica. Il vescovo ha nominato dei sacerdoti delegati alla formazione che mi hanno seguito passo dopo passo fino al traguardo ormai imminente. Mi sono affidato ad una guida autorevole. Ho poi cercato un confronto, dei consigli illuminanti tra persone qualificate della nostra comunità ecclesiale, anche per sfatare la velleità di una affermazione personale o la ricerca di un posto di prestigio all’interno della comunità stessa.


Come l’hanno presa in famiglia Elsa e i figli Davide e Chiara, che inevitabilmente hai (e saranno) coinvolti in questa tua scelta?
Da quando con Elsa siamo in pensione dal lavoro abbiamo la possibilità di dare una maggior disponibilità alla comunità cristiana, anche se nella nostra famiglia, grazie all’accondiscendenza dei nostri figli, tale disponibilità non è mai mancata. È proprio lì che sta l’origine di questa bellissima e complicata avventura: nella bella esperienza di servizio alla chiesa che abbiamo vissuto come coppia e come famiglia. Pertanto questa notizia non ha colto i figli di sorpresa. Con Elsa è stato diverso. Abbiamo parlato innumerevoli volte di questa scelta che non coinvolge solo me, ma anche lei. Sicuramente i ruoli sono diversi, ma sono da vivere nella comunione della coppia come tutti gli altri eventi della nostra vita famigliare. Elsa ha dovuto dare il consenso per questa mia scelta. Un consenso che non è soltanto un “sì”, ma è dare un “con-senso” nuovo alla nostra vita di coppia; è trovare un senso comune e condiviso in un nuovo servizio alla comunità con ruoli diversi. Questo ci richiederà forse dei sacrifici, un maggior senso di responsabilità e magari dei distacchi. Riteniamo però che ne valga la pena. Credo inoltre che la nostra coppia, unita in matrimonio da un sacramento, debba vivere come tale anche questo nuovo sacramento. Certo il diaconato è conferito ad uno solo, ma nel matrimonio cristiano i due sono uno, una unità originale. Ritengo che anche la moglie viva in modo unico questo sacramento e partecipi ai benefici sacramentali conferiti al marito. Sotto questo profilo penso che si possa vedere la “coppia diaconale”.


La gente ti vede già impegnato da tempo in parrocchia (e non solo) e si chiede perché Nino ora vuole diventare diacono permanente?
È vero! Sono tanti anni che come coppia svolgiamo varie attività pastorali in parrocchia e in diocesi. Questa nostra disponibilità è conseguenza di una risposta della nostra vita in una prospettiva cristiana. Nella nostra vita personale e di coppia, pur tra innumerevoli limiti e defezioni, abbiamo scelto di rispondere alla chiamata di Gesù, di mettere Lui come riferimento della nostra vita. Gesù e comunità cristiana però sono due realtà inscindibili e non si può amare l’uno e trascurare l’altra. Nella comunità ci sono dei “ministeri”, cioè dei servizi che qualcuno deve svolgere. Alcuni più semplici sono legati alla voglia e alla sensibilità della gente, ad esempio pulire la chiesa, mettere i fiori, cantare, ecc. Altri sono più complessi e sono servizi a cui la comunità, attraverso le persone che la presiedono e la guidano, delega delle persone a ciò designate. Questo avviene in base a delle doti, a dei carismi che il Signore a queste persone ha dato. Il diaconato è proprio uno di questi ministeri. Occorre però sottolineare due aspetti: il primo è che la comunità cristiana vive se qualcuno al suo interno svolge questi ministeri; il secondo è che ad esercitare questi ministeri non ci si autocandida. Tutto questo avviene attraverso una chiamata. Il vescovo, in risposta alle esigenze della comunità, attraverso un appropriato discernimento, sancisce la chiamata che viene dall’Alto che è dono gratuito di Dio.


Non c’è il rischio che il diacono venga considerato un po’ come un prete di serie B?
Nel rito che precede l’imposizione delle mani da parte del vescovo sull’eletto sono previste alcune domande. Una suona così: “Vuoi esercitare il ministero del diaconato con umiltà e carità in aiuto dell’ordine sacerdotale, a servizio del popolo cristiano?”. Di qui si coglie chiaramente che il diaconato è il primo grado dell’ordine ed è subalterno al presbiterato e all’episcopato. Se si hanno chiari i ruoli non si dovrebbe correre questo rischio. Il servizio che il diacono svolge nella comunità ha delle sue caratteristiche proprie nei tre ambiti in cui si esprime: carità, liturgia, catechesi. Nel contesto storico in cui viviamo il diacono potrà svolgere un servizio funzionale ed efficace nella comunità, non se “scimmiotta” i preti, ma se valorizza la propria esperienza umana, il proprio percorso di fede, l’esperienza professionale, le relazioni che ha intessuto nella propria vita affettiva, familiare e sociale. Il “ministero della soglia” è proprio quello che si addice meglio al diacono in questo momento. È un ministero a servizio della chiesa che si esercita dalla soglia in là, in mezzo alla gente, immerso nei suoi problemi, attento alle povertà che si esprimono in molte forme. Mettersi di fianco alla gente ed orientarla “verso la soglia” con un percorso di condivisione ed accompagnamento potrebbe essere un ministero, non di chi cerca di copiare il prete, ma di chi intraprende percorsi nuovi per annunciare Gesù.


In un articolo che abbiamo pubblicato a luglio si diceva che il diacono è “segno” della premura del vescovo verso chi ha più bisogno e vive in qualche modo “ai margini” della comunità ecclesiale e/o della società civile. Ti ritrovi in questa definizione?
La “Didascalia degli Apostoli” rivolgendosi ai vescovi e ai diaconi formula questo auspicio: “Abbiate un solo sentimento, una sola mente, una sola anima in due corpi, così da conoscere quanto sia grande il ministero della diaconia…”. La comunione con il vescovo non si esprime solo nel rispetto e con la pratica dell’obbedienza promessa, ma è nella natura stessa del diacono che diventa la bocca, l’occhio, l’orecchio, la mano del vescovo. Dove il vescovo non può giungere lo fa attraverso l’opera del diacono. Mi ritrovo allora nel ruolo del diacono che vive a fianco dei poveri esprimendo la sollecitudine del vescovo e incarnando, verso chi è in difficoltà, il volto paterno e premuroso del Signore. Sarà compito non facile, ma non delegabile ad altri, perché specifico del diacono, dare delle risposte concrete alle numerose povertà dell’uomo di oggi e partendo dalla povertà materiale. In questo la comunità cristiana deve fare la propria parte crescendo in sensibilità e attenzione verso i poveri e supportando l’azione caritativa del diacono e di tutta la chiesa. Sarò disponibile ad esercitare il mio servizio ecclesiale là dove il vescovo vedrà delle priorità di intervento.

Pagine Correlate

Calendario

< Maggio '13 >
D L M M G V S
      01 02 03 04
05 06 07 08 09 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31  

Parrocchie

Orari Messe

Arte Sacra

Archivio fotografico

Appuntamenti del mese

Associazioni

Giovani