
Mons. Giorgio Lingua è stato nominato Arcivescovo e Nunzio apostolico a Baghdad per l’Iraq e la Giordania. Un compito delicato e una grande sfida per un vescovo “giovane” (Giorgio Lingua ha 50 anni), ma “navigato” avendo alle spalle una carriera quasi ventennale nella diplomazia vaticana. La notizia è stata data ufficialmente sabato 4 settembre, a mezzogiorno, in Vescovado a Fossano, da mons. Giuseppe Cavallotto. Erano presenti anche mons. Natalino Pescarolo, vescovo emerito, il vicario generale Biagio Mondino, il parroco della Cattedrale e vicario della pastorale Piero Ricciardi, altri sacerdoti (tra cui il parroco di Piovani don Giuseppe Scotta), il sindaco Francesco Balocco, autorità militari, civili e del mondo bancario locale. A rappresentare la numerosa famiglia Lingua di Piovani (Giorgio ha 4 fratelli e una sorella) c’era il fratello Piero, che è anche presidente dell’Azione cattolica diocesana. Sono trascorsi 45 anni da quando un sacerdote della diocesi di Fossano veniva chiamato a servire la Chiesa nell’ordine episcopale: era il 17 ottobre 1965, quando Michele Pellegrino venne ordinato vescovo di Torino. Ora tocca a un altro fossanese: Giorgio Lingua è infatti nato a Piovani il 23 marzo 1960; ordinato sacerdote a Fossano il 10 novembre 1984, dopo alcuni anni in diocesi è entrato nel mondo della diplomazia vaticana (vedi scheda biografica a pag. 4) dove ha fatto “carriera”. Dallo scorso anno è a Belgrado, presso la Nunziatura della repubblica di Serbia. Grande la soddisfazione del vescovo Cavallotto: “È una notizia che ci riempie tutti di gioia, ci onora, ci rassicura che la nostra Chiesa è una Chiesa viva: pur piccola, la nostra diocesi sa coltivare e far crescere alberi fecondi e donarli alla chiesa intera. Il nostro grazie anzitutto a Dio che continua a benedire e ad arricchire la nostra comunità ecclesiale e quella civile. Il nostro apprezzamento e la nostra gratitudine - ha aggiunto - si estendono alle famiglie, alle comunità parrocchiali, alle istituzioni educative che, nonostante le difficoltà, sanno ancora formare ed esprimere uomini generosi e disponibili al servizio”. “Ho accolto la nomina con timore e tremore - ha scritto mons. Lingua in una lettera da Belgrado, di cui il vescovo di Fossano ha dato lettura sabato -, non tanto per la missione che mi è stata affidata (in una terra che, come noto, da anni è teatro di violenze e dove i cristiani sono spesso oggetto di discriminazione, se non perseguitati, e sono tentati di fuggire - al contrario, tale incarico mi gratifica e stimola), quanto piuttosto perché sono ben cosciente della mia piccolezza e inadeguatezza di fronte all’alta responsabilità che deriva dall’essere annoverato tra i successori degli Apostoli e chiamato a rappresentare il sommo Pontefice nelle terre di Abramo e di Giovanni Battista. Sento di ripetere in questo momento la frase del Curato d’Ars che ho scelto recentemente come motto per il 25° della mia ordinazione sacerdotale: «Gesù, unisco il mio dolore al tuo, le mie sofferenze alle tue. Dammi la grazia di essere sempre felice nella situazione nella quale mi hai posto. Benedirò il tuo santo nome ed ogni cosa che mi accadrà»”. Mons. Lingua verrà ordinato vescovo nella basilica di San Pietro a Roma sabato 9 ottobre, alle 16, insieme ad altri tre confratelli. Non è stato possibile tenere l’ordinazione episcopale a Fossano (nonostante mons. Giorgio ci tenesse molto), perché è prassi che i Nunzi apostolici vengano ordinati dal segretario di stato Vaticano card. Tarcisio Bertone, e soprattutto perché il giorno successivo inizia in Vaticano il Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente (a cui il neo vescovo è ovviamente interessato a partecipare in prima persona). Ma non per questo dimentica Fossano, dove presiederà un solenne pontificale sabato 16 ottobre, alle 20, nella Cattedrale. “Un grato pensiero rivolgo - continua mons. Lingua nella già citata lettera - a coloro che hanno curato la mia formazione e che sono stati per me esempio di vita sacerdotale e cristiana: penso innanzitutto ai parroci di Piovani, ai formatori dei seminari di Fossano e Cuneo (qui ho trascorso 5 anni che reputo fondamentali per la mia formazione umana e spirituale), agli amici che hanno condiviso con me la spiritualità dell’unità incontrata nel Movimento dei Focolari ed ai vescovi che si sono succeduti sulla sede di San Giovenale: dal compianto mons. Giovanni Dadone al card. Severino Poletto, a mons. Natalino Pescarolo e a vostra eccellenza”. E non poteva mancare un saluto pieno di gratitudine ai parrocchiani di Piovani “che mi hanno visto crescere e mi sono sempre rimasti vicini, e di Centallo, che ho avuto la fortuna di servire per 4 anni. Mai abbastanza grato sarò, comunque, nei confronti dei miei genitori, familiari e partenti - conclude -: il Signore mi ha benedetto e mi ha scelto, prima di formarmi nel grembo di mia madre, circondandomi di persone esemplari e fedeli a Cristo e alla Chiesa”. Intervista al nuovo Vescovo Appena nominato, abbiamo raggiunto il nuovo Vescovo a Belgrado, presso la Nunziatura apostolica in Serbia, per rivorgegli alcune domande a caldo. Immagino sarai emozionato, contento... ma anche comprensibilmente un po’ “impaurito” dopo questa nomina... Emozionato, sì; contento, anche; impaurito? Non ancora! Sono tranquillo. Certo, occorrerà essere prudenti, ma non vado come militare! La paura, se mai, è quella di non essere all’altezza della situazione, è la coscienza dei miei limiti, ma questi li porto ovunque, li avrei anche se rimanessi a Fossano. Quindi, avanti! “Chi mette mano all’aratro e poi si volta indietro...”. Quale sarà il tuo “programma” appena ordinato vescovo, a Baghdad? Per prima cosa dovrò attentamente leggere le ‘istruzioni’ che mi saranno date dalla Segreteria di Stato, per capire quali saranno le priorità della mia missione, quali aspetti curare maggiormente, quali problematiche mi attendono. Non vado di mia iniziativa, sono ‘Nunzio’, cioè inviato a rappresentare il Santo Padre, dovrò eseguire meglio che posso quello che mi viene richiesto dai Superiori. Come disposizione di fondo, credo sarà importante andare ad ascoltare, cercare di capire, per poter riferire e informare il Santo Padre nel modo migliore, senza pregiudizi. Che effetto ti fa provenire dalla diocesi che nel secolo scorso ha visto diventare vescovi (e poi cardinali) due illustri personaggi come mons. Giuseppe Beltrami (che ha lavorato come te nel mondo diplomatico) e mons. Michele Pellegrino? Ad essere sincero non mi fa un grande effetto. Non avevo ancora pensato di avere tanto illustri predecessori! Con il card. Pellegrino i paragoni, comunque, non ci stanno proprio. Lui era un grande cattedratico e pastore, preparazioni che non ho. Il card. Beltrami lo conosco meno, anche se, per il mio incarico, mi sento ovviamente più vicino a lui. Ma lui ha dimostrato la sua grandezza per aver ricoperto missioni molto difficili, come in Colombia, dove i ribelli distrussero la Nunziatura, e in Olanda, nei difficili momenti del dopo-Concilio. Certo sono fiero di rappresentare la più piccola diocesi d’Italia per numero di cattolici. Torni a Fossano nei prossimi giorni? Penso di tornare alcuni giorni prima dell’ordinazione e sicuramente per un periodo più lungo dopo il 9 ottobre (sabato 16 ottobre celebrerà messa in Cattedrale a Fossano, il giorno successivo nella natia Piovani, ndr). Tanti saluti ai lettori de “Le Fedeltà”, siete tutti invitati a Roma per la mia ordinazione e... pregate per me fin d’ora!
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